Milano, città della moda, dell'arte e... delle maratone? Beh, bah.
Ciao, io sono Vittoria.
Sono alla seconda 42 chilometri della mia carriera amatoriale, nonchè quinta gara ufficiale, e già rompo le palle.
Domenica scorsa (7 aprile) ho corso la Maratona di Milano…e cosa ho imparato? Che non tutti i posti sono uguali, quando si corre. Ovvietà? Probabile. Ma chi siamo noi, ma soprattutto tu, per non continuare a leggere?
Ed eccoti qua, infatti.
Ma torniamo alla gara.
Spoiler: non ho migliorato il mio PB a Milano. nota 1
Proprio dove tutti, e con tutti intendo anche quelli che non vedono una palestra da quando andava di moda Zumba – ah oddio, vi piace ancora?! – hanno segnato la loro miglior performance.
Motivi tanti, colpe mie.
Ma, dopo aver fatto due conti, ho elaborato la mia delusione in un modo molto più costruttivo: criticando. Molto maturo da parte mia. Tu chiamala se vuoi, ironia!
Così, mentre cerco di smaltire le scorie lattiche dalle gambe, vi elenco, con la punta di sarcasmo che mi caratterizza, quello che per me ha e non ha (più no che sì, premetto) funzionato di questo evento.
Quisquiglie e pinzillacchere a parte, iniziamo:
1) poco, direi nullo (per me che mi sono iscritta all’ultima wave) il coinvolgimento pre gara. Newsletter di avvicinamento, sorprese, scontistiche, programmi per il post gara o semplicemente comunicazioni del fomento [tipo “La città si ferma per te. Tutta Milano è pronta ad accoglierti, percorrerai le più belle vie del centro – e al punto 7) ho capito perché non l’hanno scritto – al suono del supporto di xxx spettatori]… .
Insomma, hai i miei dati, COSA VUOI DI PIÙ NEL 2024?!
2) Pacco gara. Non stellare, ma neanche pessimo. Certo è che la maglietta di partecipazione, per quasi 100 euro di iscrizione, la pretendo a prescindere dal taglio del traguardo.
Non voglio escludere che, se avessi mollato prima, qualcuno avrebbe avuto la magnanima decenza di venirmi a raccattare con la t-shirt in mano. Almeno per ricordo. Dei 100€. NOVANTASETTEDAI.
Lascio dunque il beneficio del dubbio, ma, se avete esperienze dirette riguardo questa storia delle magliette, scrivetemi che vi regalo la mia.
3) Il bagno. Pochissimi bagni chimici lungo il percorso. Forse mea culpa eh, ma mi è capitato di vederne tipo uno ogni 10 km. Uno…per tutte le donne che hanno corso la maratona, circa 900.
Ecco, non sono una femminista per partito preso, ma ahimè la mia anatomia, spinta dalla vescica, lo è diventata nel corso dei 40 km e delle migliaia di maschili pit-stop ad ogni albero che mi circondasse.
Il Gender Equality è cosa buona e giusta.
4) Bananeee lamponiii. Pochi ristori e neanche una banana. Solo a me sembra folle come fare un pic-nic nel deserto e portare i panini dimenticandosi l’acqua?!
5) Deposito borse. Bene che ci si raccomanda di non inserire oggetti di valore nelle bag che hanno in deposito, ma – dopo aver visto i camion-borse della Run Rome, chiusi e con 2 volontari cadauno – speravo almeno in un figurante ogni 500 borse, cosa che avrebbe contato la ricerca di 16 persone in totale.
E invece una sequenza di stand aperti a tutti, dove poggiare i nostri poveri averi, sperando di ritrovarci la mia adorata felpa, vecchia e macchiata, e pure rubata a mia sorella, ma ormai mascotte e porta fortuna delle mie gare.
Insomma, un pò di cuore, seppur di pura formalità, anche per i nostri oggetti senza (?!) valore.
6) Il pettorale. Sull’onda del punto precedente, continuo dicendo che nulla mi avrebbe impedito di accedere all’area partecipanti-iscritti anche non pagando i (poco simbolici) 100 euro di partecipazione. Per carità, non che nelle altre maratone non ci si riesca ad intrufolare durante il percorso, ma almeno la partenza e le aree a questa dedicate, risultano quasi sempre abbastanza blindate.
E invece, sto pettorale me l’ha controllato più il tizio fissato con la palestra, che il personale dell’organizzazione.
7) La testa. Usa la testaaa cit. per pochi.
Correre una 42km non è una impresa impossibile se ci si allena costantemente – e, quando dico questo, mi riferisco alla mera prestazione fisica -. Le nostre gambe, senza di noi attaccati sopra, farebbero senza dubbio grandi cose.
Diventa un’impresa ardua invece quando gli stimoli mentali ed emotivi vengono progressivamente meno.
Ed eccole qui le bad vibe che tornano a passo di carica.
Milano non è una metropoli, e di questo non posso fargliene una colpa. Ma fare 3 volte lo stesso giro, avrebbe risucchiato l’adrenalina anche a Varenne.
Lo stimolo emotivo del percorso – dall’altezza di S.Siro e a proseguire – tra periferia residenziale, prati industriali e quella che credo fosse una tangenziale, inutile dirvi che – sempre lo stimolo emotivo – è venuto a mancare. Ne annunciano la morte tutti gli atleti. RIP.
8) Pacco post gara. La fate finita con ste cose all’arancia ve ne prego!?! Arriviamo da ore di caramelle gommose all’arancia, gel di dubbia consistenza all’arancia, sali minerali color fragola, ma rigorosamente gusto arancia, mele all’arancia, arance all’arancia. Che Dio ce ne scampi, almeno all’arrivo.
La crostatina – chimica come i gel all’arancia – ma che almeno non ne abbia anche il suo colore. E che v’ha fatto sto cioccolato?! E datecela una cosa al cioccolato, risolve ogni problema e porta felicità.
Parliamo dei sali minerali?
Ma chi se li beve all’arrivo?
Se mi sento male, me li dà l’infermiere della Croce Rossa e se mi sento bene, fidati, non li voglio manco vedè.
Acqua, una banana, crackers o biscotti, e una bella barretta al cioccolato.
Ma poi è l’unico momento in cui proprio nessuno si sente in colpa a mangiare… e fatecela godere.
Bene, per questa edizione è tutto (non che abbia grandi intenzioni di vagliare la prossima eh).
Ah ops…quasi dimenticavo, gli aspetti positivi:
1) Il treno per Ro..scheeeeerzo. I runners. E vabbè, piace vincere facile, ma la cosa più bella di ogni gara è sentirsi parte di una comunità – community se siete social addicted.
Come quando corri, in allenamento, per strada e ti scambi un sorriso con chi, come te, sta pensando “ma chi me l’ha fatto faaaaa!?!”.
Questo però, scusa Milano, vale per te come per tutte le città del mondo.
2) Contenuti, se siete sempre i social addicted di prima, i content, post gara. Questo è veramente un punto forte. Il video del proprio arrivo, a disposizione e scaricabile gratuitamente già dal giorno stesso, è davvero una bella chicca.
Tanto quanto il video dei best moments (best = quelli in cui passavi – best o worst che fosse il moment – sotto le telecamere).
Telecamere che tra l’altro sono rimaste uno dei pochi interruttori umorali trovati durante il percorso.
Sai di essere ripreso e per un momento ti stampi un bel sorriso sulle labbra e cerchi di regalare alle telecamere la miglior versione di te (comunque sempre best o worst che sia il moment eh).
Anche se, e lo sai benissimo, non se la guarda manco tu’(a) madre ‘a diretta.
Comunque, potrei continuare commentando l’ultima e-mail ricevuta, quella dei ringraziamenti.
Ma mi asterrò. Come vorrei astenermi dalla prossima gara, come volevi astenerti dall’ultima serata alcolica. Eppure, sappiamo tutti che ci ricascheremo e che, come cantano gli Ex-Otago,
“[…] faremo come il corridore
che corre senza una ragione”. nota 2
3) quando pensavo che i sampietrini fossero scomodi, è perché non avevo ancora provato i masselli. DAMN!
Insomma Milano, a non segnare il Personal Best siamo state in due. E forse entrambe possiamo migliorare.
Ma grazie perché per una volta anche i tuoi milanesi hanno rivalutato la mia Roma.
nota 1: preambolo, la mia prima maratona è stata la Acea Run Rome The Marathon del 2023, nella quale ho fissato il mio PB a 3h 47’. I punti che ho toccato sono prevalentemente giudicati in base al confronto con questa esperienza.
nota 2: “Torniamo a casa” di Ex Otago, album Corochinato!, 2019


